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Guamaggiore

Guamaggiore è un comune situato 45 Km a nord di Cagliari.

L'intero territorio è quasi del tutto privo di corsi d'acqua naturali, ma nel periodo delle piogge scorre torrentizio il Riu de Monti, mentre la parte meridionale è percorsa da un canale artificiale che viene alimentato dal fiume Flumendosa e dal lago Mulargia.

Tra le alture più eminenti citiamo Monti Acutzu, Genna Sutzùinas e Perdosu, quest'ultimo caratteristico per la suggestiva conformazione e perchè un tempo ospitava una fortezza nuragica fra le più imponenti della Sardegna: sette torri racchiudevano un torrione centrale che dominava la pianura della Trexenta.

Nella prima metà del '900 nell'importante sito archeologico venne costruito un grosso deposito per l'approvvigionamento idrico dei centri vicini; del nuraghe, oggi, è rimasta solo qualche traccia.

 

Gli insediamenti umani in questa regione hanno origini antichissime, lo testimoniano i ruderi di numerosi nuraghi, circa 20, quasi tutti semisepolti, che sovrastano le cime più alte, quali Barru, Mindas, Tittiriu, Brunciu de su Sentzu, ecc. Il più importante è senza dubbio quello di Barru, a pianta quadrilobata, sito nella località omonima, in una posizione dominante e di notevole pregio paesaggistico e archeologico. Alla fine del 2006 sono stati avviati i lavori di scavo per la valorizzazione sia del nuraghe che del villaggio adiacente, è prevista la costruzione di una nuova strada d'accesso e di un centro servizi. Reperti archeologici di notevole valore culturale, rinvenuti spesso da scavi clandestini, testimoniano con molta chiarezza la frequentazione del territorio, oltre che in periodo nuragico, anche in epoca fenicio-punica e successivamente durante il dominio romano.

 

Nel Medioevo Guamaggiore, unitamente ad altri centri vicini, appartenne al giudicato di Cagliari e fu importante centro della curatoria della Trexenta; con l'avvento dei Pisani, 1257, per alcuni dcenenni passò sotto il loro diretto controllo, fino alla conquista catalano-aragone, 1323. A quel periodo risulta appartenere l'antica chiesa parrocchiale e poi cimiteriale di Santa Maria Maggiore, oggi distrutta. Di epoca successiva alla precedente, sita nell'omonima piazza, è la chiesa di San Pietro, sec. XV, a navata unica, con portale a sesto acuto e facciata piana sormonata da campanile a vela. Intorno alla metà del '600 il centro fu colpito da una epidemia di peste e successivamente nel 1681 da un'altra ancor più terribile che deciò la popolazione. La veridicità degli avvenimenti trova conferma nel contenuto di alcuni manoscritti, in lingua catalana, presenti presso l'Archivio di Stato di Cagliari, dai quali si evince che in quell'anno nella Villa di Guamaggiore perirono 170 persone, circa il 40% dei suoi abitanti. I superstiti, per sfuggire al morbo, abbandonarono l'antico sito per stabilirsi nell'attuale territorio e per voto edificarono una chiesa che dedicarono a San Sebastiano,a cui si erano invocati: essa funge, ora, da chiesa parrocchiale; ha pianta rettangolare con cappelle laterali e presbiterio racchiuso da balaustra marmorea al cui centro si erge un bell'altare, anch'esso in marmi policromi: alla sua sommità svetta la statua lignea del santo, opera attribuita allo scultore G.A. Lonis, e dietro ad esso un organo a canne del 1772, recentemente restaurato dal maestro Palmas di Segariu.

Di più recente costruzione è la chiesa di Santa Maria Maddalena, 1756, edificata sulle rovine di un nuraghe alla sommità dell'omonimo colle e nel cui piazzale, anticamente, si svolgeva una piccola fiera. Durante l'estate, da qualche anno, funge da palcoscenico per importanti manifestazioni culturali, sportive e del tempo libero. Ha facciata piana, sormontata da un campanile a vela e preceduta da un porticato; al suo interno, semplice e a sezione unica, sono stati recentemente rinvenuti un pozzo nuragico di notevole fattura e alcune tombe dello stesso periodo.

 

Il nome del paese risale all'antichità e trae origine, a detta di alcuni studiosi, dalla locuzione sumera e latina Goy Major, mentre nella parlata locale è conosciuto col nome di Gomaiori. È situato in una conca naturale, ai piedi della brulla collina di Cabiddiu, e si presenta al visitatore come un centro agricolo dalle caratteristiche architettoniche tipiche della Trexenta. La parte più antice dell'abitato è costituita da anguste strade e da edifici costruiti con blocchi di pietra arenaria, di calcare e spesso di làdiri. A sud-est dell'abitato, nei quartieri di più recente costruzione, caratterizzati da ampie strade e viali alberati, sono sorti i principali edifici pubblici quali il Comune, le scuole, la palestra comunale, la Casa dell'anziano, la piscina, il campo polivalente e l'ambulatorio.

Al centro del paese, nei locali dell'ex Municipio, in un edificio dell'800 ristrutturato, vengono ospitati al piano terra gli uffici di una banca e delle poste, al piano superiore la Ludoteca e la Biblioteca comunale. Quest'ultima, consorziata con sistema bibliotecario "Joyce Lussu" di Ussana, è dotata di un patrimonio librario di oltre 7.000 volumi, di circa 700 videocassette e di moderni impianti tecnologici. Recentemente, nei locali interamente ristrutturati dell'ex Montegranatico, è stato realizzato il teatro comunale dedicato a Efisio Vincenzo Melis.

 

Il 20 gennaio e il 5 meggio di ogni anno si celebrano le festività religiose e civili più importanti, dedicate al patrono San Sebastiano.

La settimana che precede i festeggiamenti del 5 maggio si svolge un'allegra e tradizionale sagra denominata Is carrus a monti che coinvolge un gran numero di fedeli e culmina con l'accensione, al centro del paese, di un grande falò dedicato al santo,

Il 22 luglio, nell'omonima piazza, si festeggia Santa Maria Maddalena.

 

Il paese va fiero di avere dato i natali al commediografo Efisio Vincenzo Melis, autore di note commedie dialettali quali Ziu Paddori, Su Bandidori ed altre, dalla quali diverse compagnie teatrali hanno tratto divertenti interpretazioni.

Altro personaggio di notevole valore culturale è Aurelio Manca, recentemente scomparso, autore di poesie in lingua italiana e in limba sarda, raccolte in un volume intitolato Sos meos poeticos orfeismos.

 

Molteplici sono le leggende che si raccontano intorno al paese. Tuttavia la più suggestiva è quella di Giacinto e Narciso. È la storia di due pastorelli che una sera, intenti a pascolare le greggi nella vicina collina di Perdosu, furono attratti da un soave canto che proveniva da una grotta. Entrambi si avvicinarono ad essa ed in lontananza scorsero una bellissima donna, vestita d'azzurro, che tesseva su un telaio tutto d'oro. Giacinto impaurito scappò, Narciso, rapito dalla celestiale visione, cominciò a discenderne le scale illuminate a giorno da numerosi lumi. D'imporvviso le luci si spensero e Narciso scomparve nel buio. Da allora, unicamente nella collina di Perdosu, crescono spontanei e rigogliosi i bellissimi fiori chiamati "narcisi".

Fonte: M. Brigaglia , S. Tola, Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna 2, Carlo Delfino Editore, 2006.

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